Indagini geognostiche e silenzio sismico a Sos Enattos per l’Einstein Telescope
La Sardegna si distingue nel mondo per la sua combinazione unica di caratteristiche geologiche e ambientali. Proprio queste sue peculiarità potrebbero renderla la candidata ideale per ospitare l’Einstein Telescope (ET), un futuro rilevatore di onde gravitazionali, attualmente in cerca del luogo ideale in cui operare. L’infrastruttura richiede condizioni ambientali eccezionalmente stabili, una qualità che il sito dell’ex miniera di Sos Enattos, situato tra Lula e Bitti, in provincia di Nuoro, sembra offrire in modo particolare. Se idealmente non ci sono dubbi, tutto deve però essere comprovato sulla carta, attraverso una serie di esperimenti atti a verificare le caratteristiche intrinseche del sottosuolo dell’area di interesse.
Non ci possono essere errori. Questo progetto richiede un ambiente privo di qualsiasi interferenza sismica per poter garantire la massima correttezza delle sensibili rilevazioni. Per accertare l’idoneità del sito, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha avviato, di questi mesi, una serie di studi ed esperimenti. Scopriamo insieme di cosa si tratta.
Dalle radici della terra alle profondità del cosmo: Sos Enattos sembrerebbe a prima vista il candidato ideale, grazie alla stabilità geologica della Sardegna e al suo silenzio sismico. Ma sarà davvero così?
Le analisi geologiche e rilevazioni sul rumore in corso potranno dirci se Sos Enattos sia davvero l’ambiente ideale per l’infrastruttura dell’Einstein Telescope.
Come è risaputo, la Sardegna è una delle regioni più stabili d’Europa dal punto di vista geologico, grazie alla sua lontananza dalle principali faglie tettoniche attive e a un livello di sismicità tra i più bassi del continente. L’isola rappresenta già un’eccezione nel contesto del Mediterraneo, dove le vibrazioni sismiche sono generalmente più frequenti e intense. A ciò si aggiunge il contesto isolato di Sos Enattos, un’ex miniera circondata da un paesaggio scarsamente urbanizzato, che garantisce l’assenza di interferenze antropiche significative.
Ma tutto questo non è sufficiente ipotizzarlo, quanto piuttosto metterlo in pratica. Proprio per questo motivo, sono in corso le indagini condotte dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Gli esperimenti in corso si concentrano principalmente su due aspetti fondamentali: la stabilità geologica e il silenzio sismico, parametri critici per garantire il successo delle rilevazioni dell’Einstein Telescope.
Primo esperimento: l’analisi tridimensionale del sottosuolo
Grazie a tecniche avanzate di imaging geofisico, i ricercatori stanno mappando il sottosuolo di Sos Enattos con una precisione millimetrica. Questo processo consente di individuare faglie, cavità e altre anomalie geologiche che potrebbero rappresentare un rischio per la stabilità della futura infrastruttura. La realizzazione di una mappa tridimensionale dettagliata fornisce, da una parte, una radiografia completa del sottosuolo, mentre, dall’altra, permette di progettare la struttura con un adattamento ottimale alle caratteristiche geologiche del territorio.
L’obiettivo è garantire che il terreno possa sostenere l’Einstein Telescope nel presente ma, soprattutto, nei decenni futuri. La stabilità geologica è di primaria importanza per evitare distorsioni che potrebbero compromettere l’affidabilità delle rilevazioni. La mappa non si limita a essere uno strumento per la progettazione, ma offre una vera e propria “radiografia” del territorio, utile anche per prevenire rischi e pianificare interventi mirati.
Secondo esperimento: la mappatura del rumore sismico
Uno degli aspetti più delicati nella progettazione dell’Einstein Telescope è garantire che i suoi strumenti ultra-sensibili possano operare senza interferenze, e il “rumore sismico” rappresenta una delle principali sfide da affrontare. Questo tipo di rumore, costituito da vibrazioni quasi impercettibili per l’uomo, può compromettere la precisione delle rilevazioni necessarie per captare le onde gravitazionali.
Un secondo esperimento, condotto con l’ausilio di una rete di 17 sismometri a banda larga, analizza proprio queste vibrazioni presenti nel territorio. Questi strumenti, distribuiti secondo una configurazione a spirale, sono in grado di rilevare movimenti estremamente deboli fino a profondità di 200 metri. Il monitoraggio si concentra sul rumore sismico generato sia da fenomeni naturali, come il vento e il movimento delle acque sotterranee, sia da attività umane, quali il traffico e l’industria. L’obiettivo è creare una mappatura dettagliata del rumore ambientale, identificando e mitigando eventuali fonti di disturbo che potrebbero interferire con la sensibilità degli strumenti del telescopio.
